racconto di sesso tra cognati

Desiderio Lorena: racconto erotico svelato dal cognato Enzo

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Lorena, il sogno proibito

Quando mio fratello mi presentò la sua ragazza Lorena, avvertii un colpo al cuore. La bellezza di questa giovane donna era così evidente che era impossibile non notarla.
Capelli neri lunghi fino alla schiena, carnagione vellutata color ambra, occhi di brace e labbra carnose, testimoniavano l’origine caraibica di questa ragazza dai lineamenti esotici.
Eppure fino ad allora, le conquiste di mio fratello non erano state così eclatanti.
La notte stessa, pensando a lei, rivedevo quel suo corpo sinuoso dove un paio di gambe ben modellate anticipavano un culo veramente da urlo.
Solo a pensarci, mi saliva una formidabile eccitazione che cercavo di reprimere ripetendo mentalmente che Lorena era la ragazza di mio fratello e, quindi, off limit!
I due andarono a vivere insieme d’amore e d’accordo ma, nonostante questo, ogni volta che incontravo Lorena, il mio sguardo ispezionava il suo corpo provocando le mie fantasie erotiche.
Per quanto possibile, cercavo di non farmi accorgere del mio sguardo indagatore anche se era un difficile esercizio di occultamento.

La provocazione

Lorena, dal canto suo, pareva essersi resa conto del mio interesse per lei e questo diede il via a ricevere sue provocazioni dapprima in modo molto velato e, via via, sempre più marcato.
Ovviamente, non essendo stupida, giocava nel provocarmi quando ciò le era possibile per non creare tensioni con il suo uomo e non mettermi nella situazione di litigare con mio fratello.
Il suo modo di porsi, di come mi toccava, di come si rivolgeva a me costituivano un unicum che originava un crescente aumento del mio desiderio che mi riusciva sempre più difficile reprimere.
Ad esempio, capitava che per prendere una tal cosa da un pensile della cucina, arcuava il suo corpo per evidenziare il suo culo da sogno. Oppure che, seduta sul divano dirimpetto a me, accavallava le sue gambe nonostante avesse indossato una minigonna, lasciandomi godere della visione delle sue mutandine trasparenti che non occultavano la sua peluria nera.

Il gioco si fa duro

Accadde un giorno. Mio fratello era fuori città per lavoro e fui raggiunto da una telefonata di Lorena che mi pregava di andare da lei a sistemarle l’impianto di allarme (era il mio mestiere) perché mal funzionante.
Preso dalla mia professionalità non pensai che potesse essere una scusa per rimanere soli (cosa che non mi passava neppure per la mente) e mi recai a casa loro.
Mi aprì Lorena che indossava solamente una camicia bianca che riconobbi come quella di mio fratello. Scalza e con le gambe ben in mostra, non fu difficile intravedere il perfetto seno dall’apertura della camicia. Cercai di non prestare attenzione ma quei capezzoli erano difficili da rimuovere dalla mia testa. Mi misi ad armeggiare sulla centralina rendendomi conto che non c’era proprio nulla che non andava e, svoltandomi per comunicarlo a Lorena, la vidi aprirsi gli ultimi bottoni della camicia.
Era un’apparizione che avrebbe resuscitato un morto. Un corpo perfetto e un sorriso malizioso mi vennero incontro.
Non parlammo. Non c’era bisogno. Era erotismo puro.
Mi accompagnò in camera da letto dove mi spogliò dolcemente ma in modo sicuro. Poi, fu solo sesso per ore infinite. Più godevo con lei e più la desideravo. E lei era una femmina infoiata all’ennesima potenza: insaziabile, utilizzava ogni strategia per mantenere alta la mia eccitazione fin quando le prime ombre della sera avvolsero i nostri corpi.
Avevo fatto cornuto mio fratello ed avrei continuato ancora perché il desiderio di Lorena non poteva esaurirsi così facilmente.

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